


| Il mosaico
tradizionale fa la sua comparsa in Mesopotamia nel 3000 A.C. circa, da
dove si diffonderà quindi in Egitto, Grecia e Roma, verso il 100 D.C. Il massimo fulgore si ha nel periodo bizantino, con gli splendidi mosaici di Ravenna nei quali ai tasselli in marmo vengono affiancati quelli in pasta di vetro, tecnicamente denominati smalti. In cinque millenni di storia questa rappresenta l'unica innovazione in una tecnica che é rimasta sempre fedele a sé stessa. Adesso, grazie anche agli strumenti che la tecnologia é in grado di darci, siamo di fronte ad una rivoluzione vera e propria di questa millenaria arte. E, come 1500 anni fa, l'elemento di novità viene dal materiale usato per i tasselli. |
|
|
|
Questa volta tuttavia il passaggio al quale assistiamo é più netto: i vecchi tasselli in pietra o smalto, monocromi, sono sostituiti nel mosaic(x) da immagini. Ogni tassello é cioè una fotografia da esplorare singolarmente, che vista nell'insieme con le altre diventa una cellula di un'altra immagine. Viene cioè aggiunta una nuova dimensione al mosaico. Ed é anche possibile reiterare questa tecnica, in modo che ogni tassello sia composto da migliaia di fotografie, e così via. Da questo deriva il nome "mosaic alla x": é l'elevazione all'x-esima potenza del mosaico. |
| La nascita del mosaic(x) risale alla metà del 1998, quando Claudio Frizziero programma nell'arco di due settimane una prima versione in assembler puro del software che gli permette di creare il suo primo mosaic(x). Il risultato é grossolano, ma getta le basi per la seconda versione del software, che viene programmata pochi mesi dopo. |
|
|
|
Con la seconda versione si ha un deciso salto di qualità: il software viene infatti riprogettato da zero per fare sì che ogni immagine tassello venisse usata non più di una unica volta. Si rendeva tuttavia necessario impiegare database di immagini tassello a cui attingere molto più ampi. Inoltre gli algoritmi erano scarsamente ottimizzati e i tempi di elaborazione risultavano molto lunghi, oltre ad avere un risultato non sempre perfetto. Difetti questi risolti brillantemente nella terza versione del software. |
| La terza versione del software infatti non solo é veloce nell'elaborazione, ma produce anche risultati impeccabili. Qua di lato vi é il primo mosaico creato con la nuova versione; seppur risenta di una scarsa qualità dell'immagine di base il risultato finale rende comunque giustizia alle qualità del nuovo software. Tali, tra le altre cose, da permettere a Claudio Frizziero di giungere ai vertici mondiali nella "lavorazione" del mosaico di immagini. Non contento di questo, dopo aver partorito numerosi lavori, si cimenta nuovamente nella programmazione da zero di una nuova versione del software: la quarta. |
|
|
|
Con la quarta versione del software viene eliminato l'ultimo grande limite: i tasselli ordinati rigidamente in una griglia. E' ora infatti possibile definire la posizione, la dimensione, la proporzione x/y e l'angolo di rotazione di ogni singolo tassello. Questa ulteriore evoluzione aggiunge ancora più profondità ad ogni singola opera: non solo é possibile apprezzarla nell'insieme e nel particolare di ogni singolo tassello, ma anche nel modo in cui essi vengono disposti. L'artista impiega subito questa nuova feature per raggiungere quello scopo per la quale l'aveva implementata: creare il primo mosaic(x) con i tasselli che seguono morbidamente le forme, come insegnano gli antichi maestri del mosaico. Il primo risultato lo potete vedere qua a fianco, e appena sotto un'altra possibile applicazione del nuovo software. Grazie ad esso, ora Claudio Frizziero é il nuovo punto di riferimento nonché pioniere della tecnica del mosaico di immagine. Non c'é tuttavia bisogno di dire che non si fermerà qua... |